Intrecciare i capelli: why not?

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Da quando è iniziato il telefilm THE 100 (http://it.wikipedia.org/wiki/The_100) mi è presa un po’ la fissa di tenere i capelli intrecciati.

Ma non è solo una questione di estetica (ci sono mattine che non so mai come pettinarmi e intrecciandoli mi risolvo molte difficoltà) o di comodità (facendo sport non sono costretta a inventarmi ogni volta un modo di raccoglierli): l’acconciatura dei capelli è un rituale antichissimo, che risale a quando anche gli uomini portavano i capelli lunghi.

I capelli sono come delle radici verso l’alto, come antenne che ti collegano al Cielo. Costituisce il “filo dell’anima” dell’essere umano, è una proiezione e un’estensione delle idee, dei pensieri e della personalità dell’uomo.

Presso molti popoli antichi le acconciature variavano in funzione non solo del sesso, ma anche e soprattutto del grado sociale: fra le popolazioni della Mesopotamia e in Persia erano proprie della nobiltà fogge complicate a base di riccioli disposti a vari piani, spesso coperti di polvere d’oro e adornati di monili in metalli preziosi, in Egitto il popolo si rasava la testa mentre le donne di rango elevato portavano parrucche intrecciate. Anche nel Medioevo si utilizzava l’acconciatura dei capelli come manifestazione del proprio stato, finché nel 7° secolo la Chiesa emanò severe prescrizioni contro il lusso delle pettinature e degli ornamenti da testa. Il massimo culmine dell’acconciature si raggiunse durante la Francia pre-rivoluzione (pare che la regina Antonietta portasse parrucche così alte che la obbligavano a stare in ginocchio nella carrozza).

Nella storia e nella mitologia i riferimenti ai capelli degli uomini come sede di forza, di energia, di fertilità, virilità e sessualità sono innumerevoli e li ritroviamo praticamente in tutte le culture: basti pensare all’usanza di togliere lo scalpo ai nemici per provarli del loro potere, o alla storia di Sansone che nel taglio dei capelli perse la sua forza.

Oggi gli uomini portano i capelli corti per convenzione sociale e igienica, come simbolo di cura di sé, di ordine e di alto status sociale (di derivazione romana). Agli stessi indigeni a seguito della colonizzazione fu imposto di tagliere le capigliature.

Per le donne invece il discorso si fa più complesso: i capelli sono simbolo di ornamento e strumento di seduzione. Le donne con i capelli sciolti e scompigliati riportano alla memoria l’immaginario collettivo delle Streghe, che altro non sono che Donne di Potere che non accettano di seguire le regole imposte dalla società patriarcale.

Nel Medioevo coloro che venivano accusate di stregoneria, prima di essere giustiziate, venivano completamente rasate per esporle alla pubblica vergogna ed al disprezzo (anche perché si riteneva che la loro potenza malefica risiedesse nei capelli). Alle suore e alle monache vengono tagliati i capelli quando prendono i voti, come atto di rinuncia alla vanità, come a volerle rendere indesiderabili, avendo fatto voto di castità. In molte culture dove la condizione femminile non è così libera come in Occidente coprire i capelli è d’obbligo.

Il simbolismo di tagliare o coprire i capelli delle donne ha quindi il significato di castrazione e mutilazione, in generale un atto di profondo disprezzo. Allo stesso tempo le donne lo hanno reso anche uno strumento di ribellione e di cambiamento: quante volte abbiamo tagliato i capelli per mostrare al mondo che qualcosa dentro di noi è cambiato, che avevamo chiuso un capitolo (spesso doloroso) della propria vita!

Anche per me l’ultimo cambio di capelli ha significato questo, ma al contrario delle volte precedenti, non li ho tagliati: ho “semplicemente” (non così tanto, visto la seduta di 6 ore dal parrucchiere) deciso di ravvivare il rosso che ho da anni e aggiungere una falce di luna turchese al centro della testa, in modo che le sfumature giochino sia con i capelli raccolti che sciolti.

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Il Potere della Voce


In questi ultimi mesi sto apprendendo il Potere della Voce.
Che non è solo il Potere della Parola, ma è proprio il Potere delle vibrazioni emesse con i suoni. La Vibrazione altro non è che Energia.
Si dice che “in principio era il Verbo”… il Verbo come parola ha dato origine all’universo, la Parola come Suono e come Vibrazione.

La Voce è il veicolo che manifesta la nostra Vibrazione nel mondo materiale, attraverso di essa comunichiamo le nostre emozioni, le nostre paure, i nostri pensieri, i nostri sentimenti e non solo a livello verbale, ma anche a livello non-verbale.
Ho trovato questa citazione di un terapeuta tedesco, tale K.G. Dürkheim, che parla così della voce:

“Per chi è alla ricerca di se stesso, ci sono poche cose salutari quanto la propria voce. È uno specchio che non inganna. Fare della propria voce uno specchio e un supporto, che serva a degli esercizi meditativi, significa imparare ad ascoltarla e a comprenderla come specchio ed espressione della propria realtà interiore. La voce non mente. Tradisce bene tanto la falsità quanto l’autenticità della persona. Rivela in particolare tutte le forme con cui l’uomo può essere prigioniero dell’ego, ciò che si nasconde dietro alla facciata, in altre parole la parte oscura, l’ombra della persona. Nella qualità e nel tono della voce si esprimono le forze oscure: l’aggressività repressa, errori non ammessi, preoccupazioni segrete, desideri nascosti, istinti insoddisfatti ecc. tutto questo si riflette nella qualità, nel ritmo, nel tono della voce, nell’oppressione o al contrario nella libertà che vi è contenuta. Prendendo coscienza della nostra voce, esercitandola e correggendola, possiamo lavorare alle condizioni che ci permettono di scoprire la nostra verità, ossia di avvicinarci al nostro essere sostanziale.”

Nelle culture antiche (spesso di estrazione monastica o sciamanica) il potere “curativo” del suono e della musica era molto conosciuto, così come quello della voce. Penso che non sia un caso se Madre Natura ha predisposto che l’udito è il primo organo di senso che si forma e inizia a funzionare un po’ prima del quinto mese di gravidanza, e l’ultimo che abbandona il corpo qualche giorno dopo la Morte fisica.

La mia personale esperienza di questi mesi è quella di “cura per me” attraverso il canto.
Ci sono un’infinità di canti delle tradizioni e culture più disparate creati con il preciso scopo di sanare un malessere e un disagio emotivo e psicologico.
Impararli e cantarli è un viaggio che ogni volta mi restituisce un pezzetto di me.